Un'estate caldissima in Champagne, tradotta in un vino di freschezza e armonia: arriva sul mercato il millesimo che segna l'inizio di una nuova firma nella storia della maison. E accanto a lui, in questo 2026, il raro 2017 e il Plénitude 2 del 2008.
Ci sono annate che si ricordano per il clima, altre per le persone che le hanno interpretate. Dom Pérignon Vintage 2018 appartiene a entrambe le categorie. Presentato il 4 giugno 2026 a Bilbao, durante Révélations, l'appuntamento annuale con cui la maison racconta le sue novità, è il primo millesimo pensato e assemblato dall'inizio alla fine da Vincent Chaperon, chef de cave dal 2019. Dopo la presentazione, a settembre il nuovo millesimo ha iniziato il suo viaggio verso le cantine dei collezionisti.
Per un collezionista è un momento da segnare: l'inizio di una nuova firma su una delle etichette più riconoscibili al mondo.
Una maison che produce solo millesimati
Il nome rende omaggio a Dom Pierre Pérignon, il monaco benedettino dell'abbazia di Hautvillers che fu un pioniere della qualità nello Champagne. La prima annata della cuvée è il 1921, messa in commercio soltanto nel 1936, quando le bottiglie salparono per New York a bordo del transatlantico Normandie.
La regola, da allora, è rimasta la stessa: Dom Pérignon nasce solo da uve di un'unica vendemmia, e solo negli anni ritenuti all'altezza. Niente cuvée senza annata, niente compromessi. Ogni millesimo è quindi una dichiarazione: questa stagione meritava di essere raccontata.
A questa filosofia si aggiunge l'idea delle Plénitudes, le tappe di maturazione in cui il vino si mostra al suo meglio: la prima intorno agli otto-nove anni, la seconda (P2) tra i quindici e i vent'anni, la terza (P3) oltre i trenta. È il modo in cui la maison ricorda che un grande Champagne non finisce di evolvere quando lascia la cantina.
Il 2018: un'estate generosa, un vino fresco
Il 2018 è stato un anno caldissimo in Champagne, con temperature estive superiori persino a quelle del 2003 e una maturità record sia per lo Chardonnay sia per il Pinot Noir. Il rischio, in annate così solari, è un vino opulento e stanco. La scelta di Chaperon è andata nella direzione opposta: privilegiare le esposizioni più fresche e i vigneti rivolti a nord, per conservare tensione e slancio.
L'assemblaggio parla chiaro: 54% Chardonnay, soprattutto da Chouilly, nella Côte des Blancs, e 46% Pinot Noir da Verzenay, sulla Montagne de Reims, e da Aÿ. Al naso il vino si apre su pesca matura, vaniglia e note di meringa al limone; in bocca unisce una trama cremosa a una precisa vena minerale, con un finale lungo e sapido.
La critica ha accolto il debutto con entusiasmo: 99 punti per James Suckling e 98 per Antonio Galloni di Vinous. Ma più dei numeri conta l'idea che Chaperon ha voluto mettere al centro dell'annata, quella di luogo: "Al di là del vitigno e del clima dell'anno, ciò che resta in modo permanente nell'espressione della vigna è il luogo".
Il 2017, il più piccolo assemblaggio di sempre
Pochi mesi prima, il 12 marzo 2026 a Londra, la maison aveva presentato il Vintage 2017, un millesimo dalla storia singolare. Fino a metà agosto l'annata era stata calda, asciutta e quasi perfetta; dal 15 agosto in poi la pioggia ha complicato il finale di stagione. La selezione è stata severissima: il risultato è l'assemblaggio più piccolo della storia moderna di Dom Pérignon, pari a circa il 15% di una vendemmia normale.
Per bilanciare un Pinot Noir molto concentrato, lo Chardonnay è salito al 61%, una delle quote più alte di sempre per la cuvée. È un vino che racconta come una grande maison sappia trovare equilibrio anche in un anno difficile, e che proprio per la sua tiratura ridotta diventerà una presenza rara nelle cantine.
P2 2008: il tempo come ingrediente
Se il 2018 è l'inizio di un capitolo, Plénitude 2 2008 è la prova di quanto lontano possa arrivare una grande annata. Il 2008 fu una stagione fresca e poco luminosa, salvata da un settembre limpido e ventilato che portò le uve a una maturazione lenta, con acidità e zuccheri in equilibrio. Dopo circa sedici anni sui lieviti, il vino è stato rilasciato all'inizio del 2026.
Nel bicchiere, agrumi e fiori bianchi lasciano spazio a mandorla tostata, brioche, cacao e caffè, con una nota salina e un finale lungo e ricco di umami. James Suckling lo ha definito "un'opera magnifica, splendidamente affinata sui lieviti per sedici anni".
Il 2008 non è l'unico ritorno di quest'anno: nella primavera del 2026 Dom Pérignon ha accompagnato in un tour di cene il Vintage 2017, il P2 2008 e il Rosé Vintage 2010, presentati insieme per la prima volta. Una scelta che Chaperon ha riassunto così: "Lasciarsi alle spalle l'ossessione per la perfezione per andare alla ricerca dell'armonia".
Come conservarlo e quando stapparlo
Il bello di avere più annate di Dom Pérignon in cantina è proprio poterle confrontare. Il 2018 si presta già oggi a una prima lettura, ma la sua struttura promette molti anni di evoluzione; il 2017 è un piccolo pezzo di storia da custodire; il P2 2008 è pronto per raccontare, adesso, cosa significa il tempo per uno Champagne.
Per tutte vale la stessa regola: bottiglie coricate, lontano dalla luce, a temperatura costante e con un'umidità che protegga il tappo. È in queste condizioni che uno Champagne millesimato attraversa i decenni senza perdere freschezza.
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